ATZARA
Il museo d'arte moderna finalmente è
realtà
Orgoglio in paese per un sogno che si realizza
Giovanni Maria Sedda
La doppia rivincita delle zone interne
Mandrolisai e Sarcidano giocano la carta del turismo culturale
Gianni Pititu
Atzara Se è vero che tutto ebbe inizio nella romana piazza San Pietro, il
caso, che regola ogni vicenda umana, ha avuto un ruolo determinante nel futuro
culturale di Atzara. Inaugurando il Museo d’Arte Moderna Antonio Ortiz Echague
nel suo suggestivo centro storico, questo paese adagiato fra colline coperte di
vigneti, ha conchiuso un ciclo intrapreso esattamente cento anni fa. Agli
estremi di questo ciclo ci sono due Giubilei: quello del 1900 indetto da Leone
XIII e questo del 2000 voluto da Giovanni Paolo II. Un secolo fa, dunque, scoccò
la prima occasionale scintilla che portò ad Atzara due pittori spagnoli che
ebbero gran parte nella pittura sarda e che fecero del paese del Mandrolisai il
luogo deputato a ospitare grandi artisti per tutto l’arco del secolo passato.
Eduardo Chicharro, allievo corsista dell’Accademia spagnola di Belle Arti a
Roma, incontrò in piazza San Pietro alcuni pellegrini di Atzara, recatisi a
Roma per il Giubileo. Rimase affascinato dai coloratissimi costumi e si propose
di raggiungere la Sardegna e in particolare quel paesino del suo interno.
Così accadde infatti e prima Chicharro e poi Ortiz finirono per dimorare ad
Atzara (il primo per pochi mesi, il secondo per tre anni), immortalandone sulle
tele gli abitanti, i loro costumi, le loro feste tradizionali, con una pittura
impostata sul realismo e diretta a fissare i soggetti “etnografici” in
quadri di grandi dimensioni, dove la figura umana è protagonista.
Atzara diventerà così il punto di partenza di un genere pittorico,
sull’esempio del costumbristi spagnoli, e anche un crocevia obbligato di
pittori che vi soggiorneranno per periodi più o meno lunghi: Antonio Ballero,
Giuseppe Biasi, Filippo Figari, Mario Delitala, Carmelo Floris e Stanis Dessy.
Il fior fiore dei pittori isolani.
Atzara (poco più di 1300 abitanti) è oggi assurto, con il suo Museo, a faro
culturale di prima grandezza. Grazie al restauro di un palazzo ottocentesco
(l’antica casa Tolu) fra la via Umberto I e la piazza dedicata a Antonio Ortiz,
quasi un isolato fra case basse e ombrosi giardini, il Museo è una realtà. Una
ristrutturazione radicale ha portato a un ardito sviluppo in verticale della
vecchia casa padronale con una struttura esterna in ferro-vetro e con la
divisione all’interno su tre piani mediante volte sorrette da robusti tronchi
di castagno disposti a raggera. Un effetto suggestivo rilevante che fa da
prologo originalissimo alla visita al Museo. Due le sale già allestite. La
terza, al piano più alto, lo sarà col tempo e intanto tornerà utile per
l’allestimento di mostre temporanee e altri avvenimenti culturali.
La sala al piano terra presenta un dipinto di Antonio Ortiz, Figure di Dorgali,
dato in comodato al Museo dall’Istituto superiore Etnografico. Su un’intera
parete ecco l’imponente tela (oltre quattro metri per due) sempre di Ortiz, La
festa della confraternita di Atzara, purtroppo in copia, trovandosi
l’originale nel Museo “San Telmo” di San Sebastian. Del resto, solo due
dipinti di Ortiz sono rimasti ad Atzara, paese dove la Spagna prorompe nei
portali e nelle finestre aragonesi, nella chiesa parrocchiale (aragonese
anch’essa e con opere di arte spagnola all’interno), nel pozzo a cupola di
via Su Conte.
Nessuna opera di Chicharro nel museo. In paese nessuno ormai conserva memoria
diretta della permanenza dei due pittori spagnoli. Quanto si è tramandato
riferisce di un soggiorno molto partecipato con le famiglie benestanti del paese
e in particolare con quella di Bartolomeo Demurtas, uno dei pellegrini
incontrati a Roma durante il Giubileo. Ma anche con il popolino, di cui i due
artisti si servirono per le loro grandi composizioni pittoriche. Non manca anche
chi rimanda a un ricordo che li qualifica semplicemente come bohémien di
provincia.
Acqua passata, comunque. Atzara oggi ha accolto la nascita del Museo d’Arte
Moderna con grande trasporto e con solido orgoglio. Il sindaco Luigi Todde dice:
«Vediamo finalmente valorizzato quel patrimonio artistico che ha visto il
nostro paese fonte di ispirazione per una pittura che ha immortalato la
quotidianità e lo scorrere del tempo ad Atzara nei volti delle donne, degli
uomini, nei costumi, nei paesaggi. Noi cercheremo di creare uno sbocco turistico
offrendo un arricchimento culturale che serva a rompere il nostro secolare
isolamento».
Quarantadue i dipinti esposti nelle due capaci sale. Spiccano, tra le altre, le
opere di Antonio Ballero, Vittorio Calvi, Antonio Corriga, Bernardo De Quiros,
Mario Delitala, Giuseppe Dessì, Filippo Figari, Gino Frogheri, Tonino Ruju,
Prim Fullà, Pietro Antonio Manca, Manlio Masu, Pietro Mele, Bernardino Palazzi,
Ausonio Tanda, Sisinnio Usai.
Antonio Corriga, direttore artistico del Museo, ha avuto gran parte in questa
realizzazione con il suo entusiasmo di artista e il suo affetto per il paese
natale.
Ora si tratta di non fermarsi, acquisendo altre opere, allestendo mostre,
promuovendo incontri culturali. Atzara e tutto il Mandrolisai, che si sta
proponendo come zona di grande interesse naturalistico, archeologico e
artistico, possono diventare il polo di attrazione di un turismo non solo
godereccio ma anche culturale.